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Paola Palazzo

Season Team

  • AIAC_3526 - Lungomare Regina Margherita - 2012
    A Brindisi, nell'ambito del progetto finanziato dall'amministrazione comunale riguardante il restyling del tratto di lungomare Regina Margherita nel porto interno della città, è stata svolta nell'arco di un intero anno a partire da Febbraio 2012, un'indagine archeologica estensiva su tutta l'area interessata alla lavorazione delle opere previste nel progetto. L'intervento di scavo, diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, ha rappresentato il più grande intervento di archeologia urbana allestito in città, eseguito su un'area ritenuta ad alto rischio archeologico. Su quasi tutto il tratto indagato sono emerse, al di sotto delle lastre di pietra lavica, tracce consistenti delle fasi insediative della città documentate da reperti di diversa natura e tipologia riconducibili ad un arco cronologico compreso tra l'età romana e gli inizi del XX secolo; fra le scoperte più significative di età romana è il poderoso manufatto realizzato con filari sovrapposti di blocchi isodomi di carparo, per lo più di reimpiego, rinvenuto al di sotto della collinetta che domina il seno di ponente, ai piedi della moderna scalinata virgiliana. Un'altra traccia storica molto importante riguarda il rinvenimento al di sotto dell'attuale tratto di mura su cui sorge P.zza S. Teresa, di tre filari di blocchi isodomi della cinta muraria di età romana, risalenti - presumibilmente - all'impianto della colonia (244 a.C.). Di grande interesse sono stati i rinvenimenti nell'area antistante la Capitaneria di Porto, attribuibili ad almeno quattro fasi edilizie che si sono succedute in un arco compreso fra l'età medievale (XV secolo) e l'età moderna. Le tracce più rilevanti sono quelle riconducibili ad un tratto del circuito murario della città, edificato dagli aragonesi tra il 1463 ed il 1474. Strutture riconducibili ad alcuni contesti realizzati alla fine del 1700 nell’ambito dei lavori di riassetto urbanistico della città voluti da re Ferdinando IV, sono stati messi in luce nel tratto compreso fra Palazzo Montenegro e l’Hotel Internazionale. Fra le opere più ponderose un edificio a cisterne con ambienti ipogei voltati, realizzato nel 1798.
  • AIAC_629 - Tempio di Minerva Medica - 2006
    The investigations undertaken in the area of the so-called Temple of Minerva Medica aimed to ascertain the structural stability of the foundations of several pilasters and niches supporting the cupola which is still in situ. The trenches dug revealed evidence of five construction and occupation phases on the site. _Period I (early to middle Imperial period)_ The earliest evidence of building activity on the site is documented by a collapsed wall, foundation structures and floors in beaten earth and opus signinum. The layer of earth covering the floors contained pottery datable to the 1st/2nd century A.D. _Period II (4th century A.D.)_ In period II a decagonal hall was added, of which the remains of brick floors, several praefurniae and bath pools were seen. Several bricks bore stamps datable to the beginning of the 4th century A.D. A number of suspensurae were preserved on the hypocaust floor on top of which the floor of the bath pools would have originally rested. The pools were probably made of opus signinum and faced, as would have been the niches, with marble slabs and opus sectile decoration. _Period III_ This period is attested by heavy robbing of building materials and the decorative elements. _Period IV (modern era – 19th century)_ A large ditch was excavated along the exterior of the monument, removing part of the floor and walls. The fill from the ditch contained modern pottery, including glazed wares and majolica. The levelling carried out inside the aula was undertaken in the 19th century. This lowering of the ground level led to the removal of the aula’s original structures and floors and archaeological levels relating to structures pre-dating the aula were reached. _Period V (modern era – 20th century)_ Excavations were undertaken by F. W. Deichmann in the 1940s and 50s following the construction of a sewer. Unpublished excavations were undertaken by the Archaeological Superintendency for Rome in the 1980s. (Mariarosaria Barbera, Paola Palazzo)
  • AIAC_951 - Ferento - 2007
    Lo scavo dell’abitato romano, altomedievale e medievale di Ferento, municipio romano prima, sede vescovile fino al VI secolo, distrutto, infine, nel 1172, fornisce elementi di interesse, oltre che sulle più antiche fasi di utilizzo dell’area (preesistenze etrusche), anche sulle realtà monumentali e abitative di un importante _municipium_ romano (ancora largamente da indagare) e per il riesame della problematica sui caratteri degli insediamenti altomedievali a ridosso del _limes_ longobardo-bizantino. Le indagini svolte in un’area a nord del decumano hanno messo in luce elementi specifici che delineano una _facies_ tipica di quest’area geografica. E’ stato rinvenuto numeroso materiale numismatico, fonte preziosa per la conoscenza della storia economica del periodo. L’area del saggio I si trova a nord del decumano e delle terme. Le campagne di scavo condotte dal 1994 al 2004 hanno messo in luce una sequenza stratigrafica che abbraccia un periodo compreso tra la tarda età repubblicana ed il XII secolo. E’ stato possibile seguire la destinazione d’uso dell’area: questa sembra ospitare, dapprima pozzi-cisterna (verosimilmente tardo-repubblicani) per l’approvvigionamento e il deposito dell’acqua, poi (dall’età giulio-claudia) edifici destinati a magazzini e botteghe. Dall’alto medioevo l’area, che risulta delimitata a ovest da un grande muro di difesa in opera quadrata con blocchi di tufo di recupero, per le abbondanti tracce di fuoco, fornaci, scorie e la configurazione degli edifici sembra essere destinata ad attività di tipo artigianale, per l’astrazione e la prima lavorazione dei minerali metalliferi della zona. Nel settore occidentale del saggio I l’indagine ha evidenziato che negli ambienti di età romana, sulle cui distruzioni si impianta la fortificazione bizantina, sono stati risparmiati i pavimenti in _opus spicatum_, in uso almeno fino al V-VI sec. d.C., al di sotto del quale è emersa una fossa scavata nel banco tufaceo, interpretabile come calcara, riempita da strati di piena età imperiale. Già nel 2001 erano emersi gli accessi a 2 pozzi, di cui uno a nord, profondo 2 m., si presentava riempito, e uno a sud, parzialmente occluso. Nel settore orientale l’indagine ha interessato il portico con il sistema di canalette per la raccolta e lo smaltimento delle acque piovane, la cui asportazione ha riportato alla luce un muro probabilmente di età etrusca e materiale fittile e vasi miniaturistici che fanno pensare ad un deposito votivo. L’area del saggio II, indagata dal 2000, è posta all’estremità del pianoro di Ferento. Le indagini hanno messo in evidenza l’esistenza di un piccolo quartiere, probabilmente a vocazione artigianale, (quattro edifici) costruito poco tempo prima della distruzione e con poche tracce di frequentazione. All’estremo limite del saggio è collocata un’area cimiteriale. La maggior parte degli individui, sui quali sono in atto le analisi antropologiche e paleopatologiche, sono sepolti in tombe a fossa semplice e prive di corredo, con orientamenti diversi, che fanno pensare a più fasi di utilizzo dell’area. L’indagine nell’area del saggio III, aperto nel 2001 e collocato ad ovest del Teatro romano, è stata volta allo scavo di una _domus_ ad atrio e impluvio già messa in luce nel 1957, e che, stando ai materiali recuperati nei livelli precedenti, è risultata databile nella prima età imperiale. Gli stessi strati sottostanti la _domus_ hanno messo in luce consistenti tracce di attività metallurgiche, oltre a pozzi-cisterna analoghi a quelli del saggio I, tutte realtà probabilmente attribuibili alla tarda repubblica. Quanto al periodo tardo-antico e medievale, sono documentate limitate ristrutturazioni della _domus_ e, dopo il suo abbandono, una ripresa di occupazione dell’area, databile nell’XI-XII secolo e caratterizzata da case a vano unico e a schiera. Il saggio IV, aperto nel 2004, è stato impostato sull’area occupata da un edificio di notevoli dimensioni, probabilmente da identificarsi come residenza fortificata di età altomedievale, costruita in un punto elevato del settore occidentale del pianoro. Di età pienamente medievale (X-XII secolo), è la costruzione di due edifici dei quali il primo appartiene forse ad una schiera di edifici addossati alla residenza/fortificazione altomedievale; il secondo, ricavato all’interno della struttura a grandi blocchi è caratterizzato da una tecnica di costruzione inquadrabile tra l’XI e il XII secolo. Le indagini degli ultimi anni hanno messo in evidenza che la grande struttura in opera quadrata è fondata, almeno sul lato meridionale, sugli strati di macerie e rimonta sulla rasatura delle strutture romane. All’interno, il rinvenimento di due tombe a cassone, una tomba a fossa semplice e una dispersione lasciano intuire la presenza di una area sepolcrale di cui al momento non è possibile definire con sicurezza l’estensione e la datazione L’area del saggio V, aperto nel 2005, interessa una zona collocata all’interno della fortificazione altomedievale della città, poco più a nord del Saggio I. Lo scavo è stato avviato ai fini di verificare la potenza e l’articolazione della stratificazione all’interno del circuito altomedievale, apportando elementi di conoscenza sulle fasi di vita della città e sulle modalità di costruzione delle fortificazioni, in particolare sul rapporto cronologico relativo tra il muro e le torri. Gli strati più superficiali hanno permesso di riconoscere alcune frequentazioni successive alla distruzione e all’abbandono dell’area. Mentre l’asportazione degli strati di crollo ha evidenziato una serie di strutture murarie rasate che definiscono almeno due ambienti databili, dall’analisi preliminare dei materiali raccolti, al XII secolo. Le indagini al momento sembrerebbero indicare un’articolazione di spazi aperti, immediatamente all’interno della fortificazione altomedievale. Tali strutture potrebbero essere state costruite in un tempo molto prossimo alla realizzazione della fortificazione o più tardi, con una tecnica che prevedeva ancora l’utilizzo di materiale di spoglio.

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